Thursday, December 6, 2007

Appendice 1: Sydney

Nonostante il Requiem che ha uccsimo il mio blog ,
ho deciso di aggiungere, in appendice.

Sidney, dove ho passato l'ultimo fine settimana.
Ho camminato vicino al mare,
la' dove la citta' finisce e lascia respirare.
Perche' per me era troppo.

Troppe case, pochi scorci di luce e troppe vertrine.



Forse anche perche' volevo stare coi turisiti.
Mi piace sperdermi in mezzo alla Citta'
ma a volte mi sento Marziano,
bighellonando da un angolo all'altro,
senza una meta, se non osservare,
il fiume umano che scorre.

Al porto noi turisti facciamo le foto,
le portiamo a casa, in ricordo e in omaggio alla Citta',
coi suoi fiumi.



E mi sono trovato sulle scale dell' Opera
a vedere la gente ballare nel cielo,



vestita
del suo stesso colore.



Poi ho sognato di non essere solo,
mentre dormivo,
con la testa appogiata e protetta da
lei .




Ed ho preso il ponte, come evitarlo?
A piedi, sfidando i suoi scarichi tossici



l'ho costeggiato e risalito.
Il suolo vibrava al passaggio del traffico



la gente era piccola e lontana.



Il guardiano di un pase dell'Africa,
mi ha chiesto : "Di dove sei?"

Gli ho indicato la strada e ho detto,
"Laggiu' ". Ha riso con gusto e ha battuto
i piedi intorpiditi indicandomi il cielo.
Io "Lassu' ".


Il giorno dopo ho visto il museo con in dipinti,
e son passato dall' Opera col sole.



Ho bevuto un amaro caffe' in un bar italiano e
ho lasciato che il giorno finisse nel parco.

Abbracciato da alberi enormi,



guardavo le ombre
dei bambini giocare,



della gente che riposa,



e di chi invece cammina,



attirato ancora dalla Citta', che con il suo
brillare ci lusinga e cattura.



Poi ho sognato, e visto il tuo volto, cosi',
confuso e minaccioso, dal mare.




Alla prossima Sydney,
Lucky Luke

Sunday, November 25, 2007

Requiem for Oz

Still 15 days to go.
But I feel that something is already finished.
A path walked alone, with some of you appearing at its
frequent stops.

Titoli di coda quindi.
Per quelli del fiume, sopravvissuti al "West End".

Alla mia sinistra, lavorando al computer in un silenzio
interrotto a volte da qualche pfuff,
innamorato, disincatato, ma alla fine innamorato.

Capitano Alvaro.



Dall'altro lato del fiume, elegante riflessivo,
cuoco, hacker, uomo di affari e di veleni,

alla regia, Dottor James.





Poi Tita, cosi' grande e cosi' bambina.
Comparsa e sparita.



Alle macchine, da presa,
da taglio, da trasporto,
a fare onde e spostare sabbia,
a creare turbini continui senza lasciarli decantare,

Jose, l'alpinista.





Colei che parla mille lingue,
altezzosa, non ancora cresciuta pero'
che vuole bruciare le tappe,
invicibile e ferita.

Volevi la parte principale.
Quindi e' tua, Sandrita, sei la nostra Protagonista.




Y recuerdos de otras despedidas.



donde por primera vez aparezco yo
en este blog.

Con tanto di sorriso stupido.



Per ultimo chi scompare, ha paura e poi riappare.
Di sbieco nascosto
dietro le gambe di James.
Instancabile in attesa, sempre contento al vederlo
tornare.
Con gli occhi tristi come a scusarsi.
Sandwich il nostro compagno.




E gli altri, la mia Australia,
che non ritraggo per pudore,
per paura, per rispetto.
Grazie,
per l'accoglienza, il rifugio, il ristoro.
Parto sussurando
"Este lunar que tienes...
... no se lo des a nadie...
...que a mi me toca"


A presto regno di Oz,
con i tuoi maghi e sortilegi,
il tuo sole e i tuoi surfisti.



Lucky Luke.

Friday, November 16, 2007

Coincidenze

Domenica pioveva
grigio e freddo.
E allora Cinema alla Goma
che strana coincidenza:





Fuori pioggia dentro freddo.
Buffo pensare che le stesse cose succedono a tutti,
cosi' diverse e cosi' uguali.

Poi il film e' finito e son scivolato tra le sale d'esposizione.
Ho trovato Unspoken word, di Lee Mingwei,
per scrivere lettere.



Non ci sono riuscito,



ho sbirciato
gli altri che lo facevano.

Ci ritornero'.



Fuori l'incatesimo si e' rotto.

Uscito dal Museo,
di nuovo riflessi belli e freddi di Citta'



Solletico dei soliti
Fantasmi che mi sfiorano



e spariscono al tramonto



Incubati, in ascensori



al riparo di una fermata di autobus



Mentre io me ne pedalo verso
casa bagnato di pioggia.


LuckyLuke

Monday, November 12, 2007

Telaranhas

A veces se queda uno prisonero,
sea de un rol, sea de unas expectativas,
sea de otros,
sea sencillamente de si mismo.

Mirando mi vecina,




me pregunto:
No es ella la verdadera prisonera de su telaranha.
Todo el dia colgando boca a bajo.
Aranha Europea.

Luego a la hora de dormir, me doy cuenta.
A veces,
las redes y sus enredos nos protejen,



de los vecinos,
de los mosquito
de nuestras pesadillas.
Y me siento feliz cada vez que me enscondo en
mi cabanha de hilos.

Me siento abrazado por Sara,



que, del otro lado del mundo,
del vuestro,
se levanta bostezando

Buenas noches
Lucky Luke

Sunday, November 11, 2007

Meccanica 4

L'ufficiale aprì gli occhi.
Un soffitto ingiallito e scrostato copriva la vista di quello che era uno dei cieli più stellati dell'anno.
Egli non lo seppe mai e si limitò a osservare la posizione delle macchie di umidità sull'intonaco.
Cercava di comporre un qualche contorno conosciuto e muoveva ostinatamente la testa, per cambiare punto di vista.
Uno di quei movimenti gli produsse una fitta allo stomaco e lo fece desistere.

Chiuse gli occhi di nuovo.
Cercò di spostarsi in una posizione migliore, di lenire il dolore.
Niente da fare.

Bisognava aspettare il dottore con le sue pastiglie, le sue iniezioni.
Per un po', almeno, lo facevano dormire.

Le lenzuola, rimbboccate strette, contribuivano a quel senso di disagio, di nuova prigionia, comprimendolo, limitandone i moviementi e facendolo aderire al materasso.
Girò la testa verso la televisione che appesa al muro troneggiava sull'angolo sinitro della stanza.
E vide il Generale, sempre uguale a se stessa nella divisa cachi.
Nonostante l'assenza del volume immagino' il suo un discorso alla nazione.
Conosceva bene il Generale. In fondo doveva essere soddisfatto, le sue predizioni si erano avverate, ecco la tanto attesa situazione di emergenza. Un ufficiale dello Stato era stato gravemente ferito. Non era permessa alcuna esitazione. Il suo corpo di azione rapida era pronto.
Il Paese non doveva avere timore.

L'Ufficiale batte' le palpebre, si sentiva sospeso tra la vita e la morte.
Da un lato felice di essere sopravvisuto,
dall'altro stanco e angosciato all'idea di dover riprendere il lavoro al più presto.

Cercò insistentemente di ritrovare il sonno d'oblio da cui era appena emerso.
Non voleva pensare ne' al generale ne' al lavoro.

Si sforzo' , conto' le pecore, conto' le macchie del soffitto, conto' i secondi. Ma di nuovo tutto inutile.
Ogni qual volta si distraeva dal conteggio , riaffiorava, al posto del sonno, quel maledetto ricordo.
Immagini nitide e crude, il primo incontro con il professore.

Emise un respiro profondo, l'ufficiale, appena prima di bussare alla porta verde.
Uguale alle tante altre di quel corridoio, non fosse stato per un piccolo numero che corrispondeva a quello scritto sull'agenda qualche giorno prima. E poi vi era il nome sulla destra in alto, in caratteri neri su fodo bianco, quello del Professore.

Un rumore gli fece riaprire gli occhi e si accorse della presenza del dottore.
Non poteva dire quanto tempo avesse dormito.
Il dottore stava in piedi. Lo esaminava curvo nascondendo i geroglifici del soffitto.

Dopo alcuni gesti rapidi gli appoggio' lo stetoscopio sul petto e disse: "Respiri profondo".
L'ufficiale ubbidi' paziente e insipiro' molte volte.
Profondo. L'aria poi usciva da sola, dalle narici dalle orecchie e forse dal taglio all'altezza dello stomaco.

Quando fu possibile l'ufficiale chiese imbarazzato:
"Dottore, ho in bocca sapore di sangue, é grave?"
Il tono era di chi, mai prima d'allora, aveva osato lamentarsi.
"Autosuggestione, signore. Il sangue del taglio non puo' essere arrivato fino in bocca ".
Poi, quasi distratto, e un po' infastidito aggiunse: "Non si preoccupi, tutto sotto controllo".
Si ritrasse e comincio' scrivere qualcusa sul ricettario.



L'ufficiale inspro' triste e chiuse gli occhi stanco.
La porta dell'ufficio sbatté alle sue spalle.
Vide il Professore che lo riceveva con una mano tesa in segno di saluto, un sorriso compiacente e una frase diretta.

"Molto piacere, signore, desidera?".

Il Professore, penso' e il gusto metallico di sangue, divento' piu' intenso, ma era diverso, non lo stesso di prima, questa volta era il sangue di altri.


L'ufficlale si sedette impacciato e schiarì la voce con due colpi di tosse.
Di colpo la divisa si era fatta pesante, le scarpe tenaglie, e il colletto ruvido cappio.

Disse: "Niente di importante, un controllo di routine" tutto di un fiato, senza alzare lo sguardo.
Poi aggiunse in tono sommesso, come di chi si vergogna:
"L'esercito ha cominciato a interessarsi alla disciplina che lei studia".

Non poteva prevedere la frase del Professore, quasi lo aveste colpito,
Al sentire quella parola, "Controllo", il professore si irrgidì impalli' e cambiò attitudine.

Giro' le spalle all'ufficiale e guardando i calcoli scarabocchiati alla lavagna tuonò:

"Se ne vada, ho molto da fare, non posso perdere tempo con lei e i suoi controlli."

L'ufficiale si alzo' e si tese in avanti cercando di recuperare una qualche forma di contatto con il Professore.
Si sbilancio', fece un passo e disse in tono sommesso quasi da confessione:
"Non credo abbia scelta, ordini dall'alto".

Fu uno sbattere di libri sulla scrivania, un viso duro e nemico che gridava:
"Non si avvicini, fuori di qui, questo è il mio ufficio,
le ho già detto,
non ho tempo".

Fu l'ufficiale che usciva.

Attraversò corridoi di studenti, di macchine del caffè di biblioeteche in silenzio.
Finalmente scese le scale arrivo' in strada, fuori dal territorio nemico.
Si sorprese correndo, lungo il marciapiede, affannato, arrabbiato, avvelenato.
"Ci rivedremo" pensò e rallentò il passo.

Il dottore urtò il supporto della flebo che oscillando produsse un cigolio metallico.
"Mi scusi", balbettò, imbarazzato.

L'ufficlale aprì gli occhi, ancora.
Ancora odio, ancora vendetta ancora sopruso.

Wednesday, October 31, 2007

E anche Ottobre é andato



E anche ottobre è andato la sua musica ha finito
quanto tempo e' ormai passato e passerà.......

Ottobre, le caldarroste il camino,
qui tutto é passato alla finestra,



in primavera.

E allora mi accorgo, quando parcheggio la bici



che gli alberi sfioriscono,

che come Claudio anche io
sto ancora aspettando Godot,



che i raggi che vedo tutti i giorni sono belli e di metallo



E che quando esco il sole è un ricordo nei bulbi di neon

e vi cerco, fantasmi, il girono di Hallowen,
bianchi



neri



purche' mi avvolgiate.



E gli ultimi petali gialli mi dicono



che tutto e' un soffio o che come dice
Landiman che "Todo lo que termina termina mal",

o che lasciano posto ai frutti,
dolci sugosi,
acidi e amari.
Ma pur sempre frutti
di fatica
di lavoro
di una vita,
della mia vita.



Buon Halloween per chi se ne è accorto.

Lucky Luke

Friday, October 26, 2007

Meccanica 3

Questa volta non lo ha chiesto nessuno, e' venuto da solo.

La porta si chiuse sbattendo sorda alle sue spalle.
L'ufficiale si trovò nella penombra dell'ufficio. Stessa sedia marrone, stessa scrivania liscia e ingombra di fascicoli.
Documenti, libri appunti e lettere.
Al comando di sezione, al reparto strategico, al terzo battaglione.
Stessa cassettiera di metallo e stessi diplomi ingialliti appesi alle pareti.
Eppure l'ufficiale sentì quelle pareti incurvarsi e la stanza stringerglisi attorno. La polvere lo imbrigliò in una tela di ragno e lo tenne immobile, pronto per il sacrificio.

Si concentrò per sconfiggere il ragno e schivare le pareti cadenti, appoggiò le mani pesanti sul legno del tavolo e facendo leva sugli avambracci si lasciò sedere.

Una voce inusuale, diversa da quella che aveva cercato, meno autorevole e più spaventata risuonò attraverso la porta nel corridoio:

"Avanti il prossimo", disse.


Attese che la porta si aprisse e fu sorpreso dalla facilità con cui ciò avenne.
Le cerniere scricchiolarono meccaniche liberando un fascio di luce violenta che gli ferì le pupille.
Si sentì abbandonato.
Perfino il sole lo stava tradendo.
Dalle vetrate del cortile si riversava violento e infieriva con schegge di mezzogiorno contro i suoi occhi dilatati dalla penombra.

Mentre abbasava lo sguardo percepì una sagoma nera in contro luce.
I suoi contorni non sembravano quelli di un soldato.

"Entri e chiuda la porta, soldato" disse l'ufficiale quasi scaramantico.
E la frase produsse l'effetto voluto, quell'ultimo soldato lo rassicurò e gli fece recuperare il suo tono.
Sereno, deciso, e arioso, tono di chi sa.
Sa cosa lo aspetta e ne prevede ogni dettaglio.

"Signor si' sissignore", rimbalzò alle sue orecchie.
Un po' troppo affrettato e scomposto, un suono poco marziale.
Ma era comunque un suono di famiglia, di buon giorno, buona notte, dormi bene.

Quella voce.
La tentazione di tornare a guardare fu forte.
Ma l'ufficiale si trattenne.
Aspettò senza alzare gli occhi, per difendersi dal sole
e si sentì topo che aspetta che il gatto desista.
Udì il tonfo della porta che si chiudeva,
il rumore dei quattro passi del soldato. Poi questi si fermò rigido davanti alla sua scrivania.
Udì i tacchi battere sull'attenti.
Un tac preciso, altro suono di famiglia.
E l'ufficiale pensò alla tosse della madre dopo le scale,
al russare del padre davanti alla televisione mescolato al rumore di acqua e piatti dalla cucina.

Vi fu una pausa di silenzio e la vita nella stanza sembrò fermarsi.
Il soldato non si muoveva e tratteneva il respiro, ottimo addestramento, pensò l'ufficiale.

Ancora una pausa e alzò lo sguardo.
E allora la vide, per la prima volta, ma ne fu sicuro. Era Lei.
Occhi neri emanavano una luce intensa, più delicata di quella del sole ma altrettanto penetrante.
Si sentì scrutato fin dentro le budella.
Dovette abbassare lo sguardo di nuovo.
Per nascodere l'esitazione, si rifugiò in un improbabile schedario.

Fu allora che sentì la corrente di aria fredda fendere la stanza.
Di riflesso, come a cercane la provenienza, scattò in piedi.
Quello scatto devio' la traiettoria del freddo, non più al cuore
ma più in basso, sbagliata.
L' ufficiale grido' la sua domanda consueta:
"Soldato, tu credi a ...." e il fiato finì lasciando un silenzio incompleto.
Le mani afferarrarono un pugnale, ben conficcato in basso a sinitra, sotto lo stomaco.
Lontano dal cuore, per errore.

Le gambe cedettero e portarono gli occhi dell'ufficiale al riparo dal sole, raso terra. I tacchi giravano e tornavano con rumori inversi ad aprire la porta. E ecco il sole che ardeva tutto ciò che incontrava. Furono suoni attutiti, di mare in risacca
che spazza la spiaggia e si ritira, indifferente.

La porta si chiuse per l'ultima volta e tornò il sereno dell'ombra.
L'ufficiale steso a terra temette la Morte, da solo.
Poi alzo' un braccio e vide che ancora viveva.
Appoggiò la mano sul suolo e si rannicchiò a gattoni.

Non in ufficio, pensò.

E in ginocchio con la camicia che da verde si tingeva di rosso
gridò con rabbia:

"Avanti il prossimo".

Si lasciò cadere e la stanza si riempi' di voci compite e di grida.
Chiuse gli occhi e nel delirio si lasciò salvare.

LukyLuke

Monday, October 22, 2007

La citta, por fin.

Por fin este fin de semana, he superado la Ciudad.

En el primer intento, el sabado,
me he parado frenete a Ella.

Al principio ha sido el mercado
con sus colores a detenerme.



Luegos las flores violetas de la primavera
importadas de Africa, y la luna ya despierta,
esta vez del reves.



Las vistas de postal barata.



Las orillas del rio,



que recuerdan un poco
a la foto de SuperMan.

Y como otros habitantes de la orilla
mucho mas cultivados que yo,



decidi' regresar desde la panza de la ballena

y salvarme.

Riverside.


El domingo pero empezo' dormido.
Y para despertar fui firme,
me impuse agarrar el ferry,

hasta el final.


No sin antes echar otro vistazo a mis amigos,
los puentes



y sus abitantes que volan
mirando las nubes.



Aqui' esta la CIUDA' .



la City que le dicen.
Algunas veces me pregunto
como puede
la gente vivir en estas colmenas,



que te amenazan
con caerse a cada instante.



Riverside.

Con sus templos del dienero.

Quien llega un poco mas alto
montado en su big dolar?


Es que en Australia, no creo falte tierra.
Pero el Hombre, como siempre,
necesita Catedrales.

Y se apila.

Hay quien se conforma con la base,
las fundamentas de tanto prestigio.

Solo pocos pueden mirar lejos.
Son los No-mas o mejor
no, Mas.

Por lo menos por un tiempo,
hasta que el vecino se vuelva Mas.
Mas alto,
Mas joven o solo
tenga menos escrupulos.

Los SuperA.

Pero no importa,
ellos se conforman, que te crees.
Que alto han volado,
cuanto de rico ha sido todo,
nadie dijo que seria pa' siempre,
vamos, que crees?
Como ella que ahora logran ver por la ventana
del vecino, el, Mas.

Quizas ella tambien les aparezca
como a mi este Fantasma
presente y austente,



el y otra persona.
O este mas bien ...



Ambos viven el domingo por la tarde la Power House,
una Tate Modern de Brisbane,
a la Australiana,
menos arte y mas pasta,
que, en el fondo,
si te lo piensas bien
es lo que cuenta baby.
Pa' que estas tu aqui'?
Y todos los demas, de cada rincon del planeta
o casi,
todos hemos venido al
Nuevo Mundo pa' acumular y subirnos.


Mira',
El Senhorito se queja todo el dia
dicen aqui' las malas lenguas.
Puede que sencillamente sean usos distintos,
no?
Usos que llevan a la gente a teatro como si fueran
a Misa, vamos,
no tan distintos que los del Liceu,
o al como se dice este, el Popular de Turin,
ah... con perdon en regio.



Asi que la Power House se vuelve
cualquier otra,
otra Catedral,

la de la Cultura
que tambien te eleva
bien alto y te hace volar.


Vista de arriba, la gente resulta
conjunto y a la vez disjunto:



parecen de azucar, que ricooooo.
GNAM.

Sera por eso, tanta colmena,



para ver un poco mas claro,
lo dulce, desde lejos y dejar de quejarse.



Pues no se, pero paso
de la Ciuda'
una vez mas,
se me permita.

Me voy en periferia,
hacia algo mas humano
donde yace el combustible



y sus distribuidores



Donde las torres aun viven aisladas




y mejor seguir las flechas



y no perderse, aqui quien sabe quien vive!

El sol pinta de gris las calles



y de verde las mamas que cuidan sus ninhos
que quidan sus patos.



En periferia respiro,
fresco,
holor a gasoil.

En los suburbios, a lado del rio,
vuelven las flores violetas,



con un poco de luz,
de la electrica.

En fin, todos queremos un poquito mas,
de esta Ciudad.



Un abrazo
Luky Luke

Tuesday, October 16, 2007

Canticchiare insieme a me

Michel

Ti ricordi, Michel dei nostri pantaloni corti, delle tue gambe lunghe magre e forti e della rabbia che mi davano correndo tutti i giorni un po' più svelte delle mie.
Ti ricordi, Michel dei nostri soldatini morti, nella difesa eroica dei bastioni e seppelliti in una siepe con onori militari inventati lì per lì.
Ti ricordi, Michel del banco nero in terza fila, che ascoltò tutte le risate, di due bambini che vivevano in un sogno che non si ripeterà.
Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel.
Ti ricordi, Michel che a me piaceva Garibaldi, ma tu dicevi che era un buffone e che senz'altro non poteva sostenere il confronto con il tuo Napoleone.
Ti ricordi, Michel di come ti prendevo in giro, per l'erre moscia che ti era rimasta, solo ricordo della Francia e della tua prima casa, dei tuoi amici di lassù.
Ti ricordi, Michel di come era esclusiva la tenerezza che ci univa, e accompagnò la nostra infanzia fino ai giorni della nuova realtà.
Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel.
Ti ricordi, Michel di come a me dispiaceva, quando parlavi sempre di ragazze e delle voglie che avevi con due occhi un po' sottili che non conoscevo più.
Ti ricordi, Michel di quando i mei capelli corti, ti davano fastidio e dicevi, che se non la piantavo di fare il bambino tu con me non ci saresti uscito più.
Ti ricordi, Michel quel giorno che facemmo a pugni tornando a casa dalla scuola, con la cartella appogiata a una colonna a due passi dal palto.
Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel.
Ti ricordi, Michel il giorno che morì tua madre, che tu piangevi tanto che anche il cane che ti voleva così bene non aveva il coraggio di avvicinarsi un po'.
Ti ricordi, Michel che tristi erano quei giorni, io non sapevo proprio cosa dirti e che confusione avevo in testa e che stupore sul tuo viso e che voglia di partir.
Ti ricordi, Michel quei due saluti alla stazione e i lacrimoni venir giù, quando la macchina comincia a far pressione tu dovesti salir su.
Ti ricordi, Michel che fretta che avevano tutti, far partire la vettura, mentre lento il tuo vagone se ne andava ritornava la paura
Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel. Ti ricordi, Michel.

Di Claudio Lolli
liberamente copiato da http://www.sem.gte.it/claudiololli/

Monday, October 15, 2007

Geometrias variabiles

Come può essere raccontato ciò che è impossibilie da raccontare ?
"Fahrenheit 15/10/2007 "

Como se puede hablar del silencio, del correr de las aguas, de las geometrias varaibles de la
naturaleza, del soplar del viento?

Desde la esquina de West End a la puesta de sol



comiendo un falafel y mirando los escaparetes,



Hasta la noche en la oscuridad, bajo las estrellas,
durmiendo en la orilla del lago.


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Silencio, escuchate.

Y al amanecer un arbol



me cuenta:

con sus nuevas geometrias llega
el mundo.

El de las hierbas



y el de los troncos.



Un canguro me mira



y se va saltando.

Los arboles se reflejan en las aguas de un negro intenso.



Miro a la izquierda
las geometrias variables de las canhas.



Miro adelante y el camino del rio.



Cierro los parpados
y estoy remando en la corriente.



Hasta otro arbol,



que te anuncia la puesta del sol
y una nueva semana.

En la ciudad.

Hasta pronto

LuckyLuke

Wednesday, October 10, 2007

Meccanica 2

A grande richiesta il secondo capitolo:



Il sole asciugava il grigio appena lavato del cemento del cortile e proiettava ombre di pece nera sotto le panche che ne delimitavano il perimetro.

Seduto su una di quelle panche l'ufficiale si accingeva a raschiare lo zucchero dal fondo di una tazzina di caffè. Era una operazione delicata, resa difficile dal non poter inclinare la tazzina senza correre il rischio di una evasione massiva di gocce. Una volta libere, le gocce si sarebbero sicuramente schiantate sui pantaloni color cachi dell'ufficiale, obbligandolo ad un repentino intervento di lavaggio.

Non poteva permetterlo, si disse e appoggiò la tazzina per terra un po' contraddetto dal dover rinunciare a quegli ultimi granelli di piacere.
Allungo' le gambe, sollevando leggermente i piedi dal suolo, facendo perno sui talloni e si appoggio' contro il legno dello schienale.

Socchiuse gli occhi.

Il calore intenso gli fece dimenticare per un momento la sensazione di prigionia che lo aveva spinto a uscire dalla caserma per prendere un po' d'aria e che, fino ad allora, era stata mantenuta viva dalla vista delle pareti del cortile.

Adesso, rasserenato e parzialmente addolcito dal caffé, poteva tornare a pensare alla Meccanica quantistica.


Il suo interesse per quella disciplina era cominciato in una riunione del venerdì sera al circolo ufficiali. Uno dei partecipanti, un giovane tenente in cerca di promozioni, aveva chiesto ed ottenuto di dare una piccola conferenza su di un concetto che considerava nuovo e di rilevanza strategica per la sicurezza del Paese.

La conferenza si intitolava "Dalla meccanica quantistica alla libertà di tradire" e pretendeva di stabilire un nesso tra il nuovo principio di indeterminazione di Heisenberg, che per inciso stava per compiere cento anni, e la probabilità che un militare decidesse di ammutinarsi .
In particolare, considerava lo scenario peggiore. Quello in cui un ufficiale, perfettamente addestrato e a conoscenza di un qualche segreto strategico, importante per la sicurezza del Paese, decidesse, di colpo, di usare le sue competenze per boicottare e danneggiare quello stesso Paese che in teoria avrebbe dovuto difendere.
Il parallelismo con la meccanica quantistica consiteva nel considerare l'ufficiale come un ente quatnistico. Esattametne nello stesso modo in cui un elettrone,a differenza di una pallina classica, spinto in linea retta decide di non seguire una traiettoria ben definita, così l'ufficiale era scientificamente libero di deviare.
Il para dava rigore scentifico alla discussione ma non era stato accolto da tutti con benevolenza ed aveva suscitato un intenso dibattito.
Le diatribe si erano interrotte però con l'intervento del Generale, che aveva assistito alla riunione in qualità di ospite di onore. Egli sottolineava la preocuppazione che, elettroni si o elettroni no, un caso come quello descritto potesse realmente presentarsi.

Vi fu silenzio e grande apprensione, come si addice alle situazioni di incertezza per il futuro del Paese.

Poco a poco riprese il brusio della discussione e il
giovane tenente volle accentrare l'interesse del gruppo sul proprio eroico patrittoismo. Cominciò così a spiegare come era giunto a tale difficile intuizione.

Il nesso tra l'emergere di comportamenti devianti e la traiettoria di un elettrone gli era apparso chiaro una sera di qualche mese prima, dopo aver a sua volta assistito, da infiltrato, ci teneva a precisare, a una riunione, molto nota in certi ambiti insurrezionalisti, chiamata "tortilla meeting".

Vi fu un brusio diffuso al nominare tali parole nel circolo ufficiali, e molti rabbrividirono all'idea che il Generale desse in escandescenza e che uno di loro potesse, seppure in veste di infiltrato, partecipare a tali avvenimenti.
La gravità della situazione, però, non permetteva indugi e il Generale in persona ordinò silenzio e pregò il tenente di continuare la sua esposizione.

Il tenente assentì e raccontò che quella notte, lo stesso fondatore dell' attività cospirativa (qui si guardò bene dal nominarla nuovamente) , aveva esposto ai presenti con chiarezza la relazione dialettica tra libero arbitrio e meccanica quantistica.

Dopo aver ascoltato tali nefandezze, il Generale scattò in piedi battendo un pugno sul tavolo. In un generale silenzio di facce bianche e tese proclamò: "Basta così tenente, si sieda, la situazione é ormai chiara".

Si voltò poi verso il resto dei presenti e spiegò che era il momento era propizio per costituire una commissione di studi sulla Meccanica Quantistica.

La commissione avrebbe dovuto verificare la eventuale presenza di materiale eversivo nello studio quotidiano della disciplina nelle Università del Paese.

L'ufficiale ne era poi stato nominato presidente.

La scelta era stata fatta in base al suo curriculum del biennio precedente all'ingresso all'accademia. Per due anni, infatti, l'ufficiale aveva studiato fisica. Non che avesse riportato particolari successi in quel suo cimentarsi con le scienze esatte. Almeno così aveva l'impressione di ricordare il Generale, impressione che avrebbe potuto facilmente essere confermata consultando il documento di ammissione alla carriera militare dell'ufficiale in questione.

Tale documento doveva essere custodito in chissà quale archivio e, in mezzo ad altre preziose ma al momento irrilevanti informazioni sull'ufficiale, riportava la media dei voti da quegli ottenuti nei due anni di studio. Una rapida occhiata e quella media avrebbe rivelato la natura, non certo brillante, della persona in esame.
Nello stesso documento, al riquadro successivo, si leggeva:
"Ragioni per la volontà di arruolamento ".

In esso figuravano, scarabocchiate a mano , con inchiostro nero, due frasi loquaci :
"Amore per la Patria"
e
" Fede in Dio".


Uno sguardo attento a quella media, dicevamo, avrebbe forse suggerito un'altra ragione per la scelta di vita dell'ormai ufficiale, scelta oltre più assai comune tra gli studenti di fisca di quegli anni. Essa, dopo un giudizio rapido, sarebbe apparsa come:
"Scarso interesse per le scienze naturali".
Forse, però il nostro giudizio sarebbe davvero troppo rapido, e dovremmo limitarci alle due frasi precedenti: "amore per la patria" e" fede in dio".

Nella presente situazione, che come si é detto rappresentava un chiaro pericolo per il Paese, il Generale non poteva certo permettersi il lusso di cercare, tra polverosi archivi, documenti che gli rinfrescassero la ormai evanescente memoria.
Né, tanto meno, poteva riempirne le caselle mal compilate e andare troppo per il sottile nella scelta del presidente per al nuova commissione.

Bastava infatti considerare gli altri presenti alla riunione, per convincersi che l'ufficiale, per quanto imperfetto, rappresentava quanto di meglio l'Esercito avesse da offrire in termini scientifici.

Senza alcun dubbio quindi, la direzione della Commissione, spettava all' ufficiale.



Sul collo dell'ufficiale seduto ad occhi chiusi, erano apparse alcune gocce di sudore che, lentamente, scendevano e si infiltravano sempre più giù lungo la schiena. Si infilavano nella fessura tra il colletto e il collo, producendo una spiacevole sensazione di prurito. Ciò distoglieva l'ufficiale dalla sua pausa di meditazione e gli faceva notare l'opressione dell'uniforme chiusa stretta.

Con un gesto rapido, non senza prima essersi assicurato, guardandosi intorno, che non vi fosse nessuno in grado di testimoniare l'accaduto, l'ufficiale allentò il nodo della cravatta e sbottonò il primo bottone, quello che stringeva il tessuto al collo proprio là dove si infilavano le gocce. Così facendo produsse uno spazio sufficiente per introdurvi un dito e potersi grattare con soddisfazione.

Tornando ad abbottonarsi, inspirò profondamente e non poté evitare di sorridere per quel gesto così poco marziale.

Si abbandonò nuovamente contro lo schienale e il calore del sole lo accarezzò infondendogli un brivido che gli si propagò lungo la colonna vertebrale.
Per un momento, quel brivido, lo distolse dal suo pensiero scientifico e gli fece ricordare qualcosa di antico, un bacio di donna, un sospiro di giovinezza.

L'ufficiale si scosse, spalancò gli occhi e si alzò di scatto con una smorfia amara disegnata sulla faccia. Questa volta stava esagerando, pensò. Girò sui tacchi e s i diresse con passo sicuro verso l'entrata della caserma.

Le reclute, in corridoio, lo stavano aspettando in silenzio.


LukyLuke

Sunday, October 7, 2007

Historia de un puente

Lo construyeron para unir las dos orillas del rio.
Al lado izquierdo la city con sus rascacielos contruidos sobre montanhas de dolares, de los australianos.

Al lado derecho, la National library la Galeria de arte contemporaneo, los cines, el South bank
y un poco mas arriba, pero antes de la colina, West End con sus barecitos y discotecas.

El se siente orgulloso de ser puente, y lo mires por donde lo mires, levanta la gente y la hace caminar sobre las aguas, entre las nubes,



sobre la ciudad.



Y la protege con sus luces antenas.





Del lado montanha derecho,





Del lado mar izquierdo



Desde encima suyo.





Nos permite cruzar y ponernos en contacto,
nos permite ver el rio desde arriba,
y hacerle cosquillas a la barriga,
pasando con el CityCat.

Y despues de haber estado mirandote y pasendote,
y haber encontrado mi primer canguro,



amigo puente,
este fin de semana solo me queda volver a casa,

andando,



en bici



o en barco.





Buenas noches, amigo puente.



hasta manhana.

LukyLuke



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Now playing: piana - after 20 years
via FoxyTunes

Thursday, October 4, 2007

Meccanica

"Soldato, Tu credi alla meccanica quantistica?"

Il soldato batté i tacchi e portò la mano alla fronte in segno di saluto militare. Rispose senza indugi e a voce troppo alta considerando la distanza cui si trovava rispetto all'interlocutore, non più di un paio di metri. "Signor sì sissignore". Lasciò cadere il braccio senza abbassare lo sguardo che continuava a puntare alla parete un po' al di sopra della testa dell' interlocutore .
L'interlocutore in questione era un ufficiale addetto al reclutamento dei volontari per la creazione di un corpo speciale di azione rapida.
Rapida contro tutti perché l'obiettivo non si poteva prevedere, aveva spiegato il Generale, ma la necessità di poter reagire con prontezza era evidente a tutti.

La risposta del soldato, rimbombando da una parete all'altra dell'ufficio spoglio e ingiallito, non sembro' sorprendere l' ufficiale che scosse il capo con una espressione rassegnata.

Tutti uguali, pronti a dire "Sissignore" senza neanche aver capito la domanda. Come se nel dubbio esistesse una certezza. Credi ?
La domanda stessa implicava un atto di fede che avrebbe potuto legittimamente essere negato.

Invece, il soldato non aveva dubitato neanche un secondo, e meccanicamente aveva risposto "Signor sì sissignore". Ed era proprio quella mancanza di incertezze che svuotava la fede del suo valore di scelta. E senza scelta, qualunque atto pareva uguale, una inevitabile e infinita sequenza di "Sissignore".


"Bene" disse alzandosi e scacciando una mosca dalle pratiche sulla scrivania. Il ronzio dell'insetto in fuga si mescolò al fruscio meccanico delle pale del ventilatore che ruotando proiettavano scie di ombra sul pavimento davanti al soldato.

L'ufficiale si diresse alla finestra voltando le spalle al soldato e divaricò con due dita le lamine di metallo delle tapparelle abbassate, per aprirsi uno spiraglio e guardare fuori.


Aveva bisongo di un po' di sole, di un po' di mondo esterno frastagliato , di no e di forse, tutti quei Sissignore cominciavano a stancarlo.


Si senti' in dovere di dare una spiegazione al soldato che dal canto suo, stava rigido sull'attenti fissando in diagonale verso l'alto con lo sguardo perso.


"A cosa stai pensado soldato ?"

"A Niente, Signore".
"Soldato, sai che é impossibile non pensare a niente?"
"Sissignore"
"E allora, a che cosa stai pensando soldato?"

"Alla patria , signore".

"Ah" disse l'ufficiale con un un tono compito come di chi si rende conto di colpo con chi ha a che fare e cerca di adeguare i modi alla situazione.
Ma, nonostante lo sforzo e la capacità acquista in lunghi anni di carriera militare a non lasciar trapelare opnioni, se non esplicitamente richieste, non potè fare a meno di trasmettere con quell' "Ah" una certa amara ironia, La Patria.


"Bene, può andare" disse l'ufficiale scarabocchiando una firma su di un foglio .

"Presentando questo documento alla direzione del Battaglione, lei avrà la possibilità di essere arruolato volontariamente nel gruppo speciale di azione rapida. Qui c'è scritto che io ti considero idoneo, Soldato".

Seguì un altro Sissignore con saluto e battito di tacchi, una piroetta di 180 gradi e il rumore dei passi del soldato che si allontanava per i corridoi della caserma. Ma l' ufficiale non ascoltava, stava di nuovo guardando fuori dalla finestra, una falena che si ostinava a voler entrare sbattendo rumorosa contro il vetro della finestra.
"Tu vorresti entrare, mentre io vorrei uscire" si sorprese a pensare l'ufficiale a voce alta.
"Credi alla meccanica quantistica, soldato?" continuava a ripetersi guardando la falena sbatacchiare.

Sunday, September 30, 2007

Au reveoir le Septembre

E' finito Settembre .

Volato via in bocca a una cicogna.



O mas bien enterrado bajo un castillo de arena



Io ho finito l'inizio con
il primo bagno nel Pacifico del Sud, a cavalcare le onde.





Circondato da enormi grattacieli ecco a voi, Il Paradiso dei Surfisti.




Adesso comicia Ottobre con i suoi giorni vuoti
e carichi di aspettative.



Mentre pensate con cosa riempirli
io chiedo una torta di mele,



mi siedo per terra, e la mangio e guardando i miei piedi ingrassare.



Lucky Luke

Thursday, September 27, 2007

Luna LLena

Esta noche hay luna llena.

Las ultimas las vi en la Barceloneta con Bea.
Esta es la primera luna de otonho.

Saque' alguna vista de mi casa como prometido.

La calle de en frente:



La vecina:




Y la companhera de piso:




El calor




Y el descanso



La ventana hacia el este



y mis recuerdos:




Buena luna
LukyLuke

Tuesday, September 25, 2007

Geografia

Per quelli che mi vogliono venire a trovare anche solo virtualmente.
Io sto da qualche parte su questa mappa, d'altro lato del pianeta.


View Larger Map

Monday, September 24, 2007

Casa nuova por la merce'

Stasera ho rifatto le valigie.



Riparto, domani mi sposto nella nuova casa.

Casa come questa,





Una casa vuota, di legno arioso.




Una casa vecchia con le tavole che scricchiano,
i rubinetti che gocciolano
e le porte che cigolano e raccontano.


Domani vado al lavoro dall'altro lato.
Basta sentiero in salita,






e fermata del bus.







El fin de semana he vuelto a cruzarte, rio.



He subido a verte de arriba




y he paseado a tu lado.

Familias,



parejas,



parejas, familias,



amigos ninhos,perro,



perro, ninho,



bici,



arbol casas.

Casas de madera,


casas de piedra.

Elegi' una casa de madera.


In mezzo agli alberi, ultima supersite tra vicine di cemento.




Un giardino in disordine, foglie secche ammucchiate.
Camino spento.

Desde el despacho he mirado hacia el cielo y el sol se apagaba.




Mentre rossi draghi distraggono il mio sguardo,



io aspetto,

fiume.

Che si accendano gli alberi,



di mangiare un gelato,



che la panca si liberi,



de volver a cruzarte.



Y pedaleo, entre ovillos intricados de calles desconocidas.





LukyLuke

Friday, September 21, 2007

Solo testo

Oggi il giorno e' passato tra un:
Hallo I am Luca, an italian post-doc researcher.....is your room still available
e la riparazione della mia nuova bicicletta (domani foto).

Alvaro, che si chiama Alvaro come Alvaro pero me recuerda Carlos, un Carlos ahora finlandes creo, me dice que la cabeza hay que tenerla donde se vive.

Ho cominciato a leggere El Mundo al final del mundo che comincia con una citazione che mi ha fatto pensare al Rey del Mundo. Hacia tiempo que no le llamaba asi. Y otra vez la cabeza...

Oggi ho visto le case.
Molte sono case di legno. Sembrano costruite a mano.

E ho visto la gente che le abita.

Omar che lavora 40 ore a settimana per pagarsi gli studi.

Sheng que le gusta Italia porque gano' el mundial .

E ho visto il fiume. L'ho attraversato con la bici nuova e sono arrivato in Citta'. Per la prima volta.

Ancora per me non è città. Io me ne sono stato lontano, fuori sbirciando le luci e ascoltando i rumori.
Domani però sarà giorno di mercato, per mescolarsi con la genete e assorbire sapori e odori.

Esta noche vuelvo a leer unas lineas con dias de distancia y muchos kilometros de tiempo.
Me siguen emocionando:

"....mi paredro se puso a fumar junto
a la puerta de salida, mirando un farol que atraía muchísimo a los
insectos; era divertido ver los rápidos poliedros que componían y que
sólo la atención o un parpadeo conseguía fijar por un instante para dar
paso a nuevas combinaciones en las que sobresalían por sus méritos
propios algunas mariposas blancas, diversos mosquitos y una especie de
escarabajo peludo. Mi paredro hubiera podido pasarse la vida así siempre
que no le faltaran cigarrillos; apenas lo dejaban solo tendía a pensar que
en el fondo nunca había otra cosa, que no había nada mejor que estarse
toda una noche o toda la vida al pie de un farol mirando los insectos. ....."


[Liberamente copiado desde http://www.ts.ucr.ac.cr/~historia/biblioteca/esociales/cortazar_62.pdf ]


Pues la cabeza a veces es dificil de mantener alla donde uno vive.

Tuesday, September 18, 2007

Viaggio e arrivo o arrivo e viaggio?

Estoy del otro lado de la tierra, alla donde saltan los canguros.
El viaje a sido corto comparado con lo que se solia tardar.
Empieza en Barcelona:

Hora y media : Milan
Cierro los ojos,


duermo como duermo duermo como





12 horas: Singapur.
Questo sono io:


Corre, corre, conexion.


Cierro ojos duermo duermo, meo como como como, 8 horas y media: Brisbane. Pero Como?


A las 19 y media ya es de noche, mejor "notte fonda" come direbbe qualcuno dalle mie parti buio pesto e treni fermi.

Alla frontiera ti lavano le scapre sporche di terra. La tua terra. Porta infezioni, dicono.

Trovo una coppia catalana. Lei Nazaret studia interpetariato alla Pompeu Fabra. Sta qui da 3 mesi, e' entusiasta.

Lui la viene a trovare 15 gironi, mismo avion que yo mismo rechazo por la comida recalentada.
Tomamos bus y taxi juntos.
El conductor tiene rasgos Pakistanos y no consigue leer el mapa. Dopo ore di alta tecnologia mi fa piacere studiare una mappa consunta, sbalgiarmi era a destra, scusa.

La residenza ha un ufficio chiuso. Una ragazza mi accompgna a un telefono bianco. Devi schiacciare uno.
Appaiono altri due con le chiavi di tutto e mi accompagnano al bunglow.


La luna, scordavo. La luna sonrie en el cielo. Esta toda torcida. Los gatos aun se pueden sentar. Superman me avisa. Si cambia la fase los gatos se escurren. Eso sera' dentro de unos dias, Superaman.
De momento la luna sonrie.

Estoy en el campus. Y me cuesta cambiar de horario.
Passeggio per i viali deserti.
Qualcuno chiama a casa.



Qualcun altro risponde




Da me sono le due del pomeriggio, qui sono le dieci.
Biblioteca deserta,panca deserta,tavolini deserti.

Torno a casa, passo davanti a un garge Escheriano.



Intanto qui fa fresco la sera e caldo di giorno.

Dicono di usare il cappello e crema che senno ti scotti.
Dicono che ci sono canguri scorpioni ragni meduse e squali.
Roman ha visto le balene.

Io guardo un lampione tra i rami


e torno a dormire.
Cammino y camino, y cuando me cruzo con alguien, este alguien saluda, sonrie. Se me hace raro despues de tanta Barcelona de ojos bajos mirando a la acera.


A presto,

LukyLuke